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PIATTI TIPICI TORINESI

 

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La cucina torinese è la summa della più nota cucina piemontese legata alle antiche tradizioni enogastronomiche ma anche alle nuove ricette legate alla cucina moderna.
Nei primi piatti sono particolarmente gustosi gli "Agnolotti", pasta fresca ripiena condita con un sugo di ragù o d'arrosto e nei secondi piatti è molto apprezzato il bollito di manzo con salse aromatiche che ne esaltano il gusto.
Il tutto viene accompagnato dai migliori vini piemontesi: dai rossi corposi (Barbera, Dolcetto, Nebbiolo, Grignolino, Barolo) ai bianchi frizzanti (Gavi, Arneis, Favorita, Moscato).
Da gustare il delizioso " Bicerin", una golosissima bevanda a base di caffè, cioccolato e panna da assaporare nei caffè storici torinesi assieme al "Bonet" un dolce tipico a base di cioccolato e amaretti.
Infatti, non bisogna dimenticare che già nel XVI secolo, a Torino, era apprezzatissima la cioccolata in tazza (la"bevanda degli dei") che diede il via alla produzione di cioccolatini semplici e ripieni e fece di Torino (nell'Ottocento) il punto di riferimento europeo per chiunque volesse apprendere la lavorazione del cioccolato.
tecnologico che condizionò e trasformò la città radicalmente sino a condurla all'assetto odierno.

 

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RICETTE FAMOSE
Agnolotti

Gli “Agnolotti” sono un primo piatto tradizionale delle grandi festività del passato (1800) e sono una portata caratteristica della cucina piemontese. Essi sono una pasta fresca con ripieno, che si distingue per ricchezza, varietà e sapidità a seconda delle zone del Piemonte. Gli “Agnolotti” richiedono una meticolosa e lunga preparazione, hanno una caratteristica forma quadrata e si distinguono dai Ravioli, aventi un ripieno esclusivamente a base di verdure e/o di formaggi. La preparazione tradizionalmente più diffusa degli “Agnolotti” prevede, in particolare, di preparare la pasta con (ingredienti per 4 persone) 400 grammi di farina, 4 uova e 2 cucchiai di formaggio grana padano grattugiato. Tale composto si lavora per qualche minuto e, poi, lo si lascia riposare per circa 2 ore, coperto con un canovaccio umido. Durante tale attesa, si prepara l’arrosto, rosolando 400 grammi di carne magra di vitello con una noce di burro, 1 cipolla affettata, 1 spicchio d’aglio ed 1 rametto di rosmarino. Quindi, si lessano 300 grammi di spinaci, o di erbette o di cavoli, li si passa, unitamente alla carne arrostita, nel tritacarne e si aggiunge al composto così ottenuto abbondante formaggio grana padano grattugiato, sale, pepe ed un pizzico di noce moscata. Effettuate tali operazioni e trascorse le 2 ore menzionate per fare riposare la pasta, si tirano 2 sfoglie sottili di pasta e si pone, su una di esse, dei mucchietti di ripieno, tenendoli a distanza di 3 cm l’uno dall’altro, e, si sovrappone, poi, l’altra sfoglia di pasta. Infine, utilizzando l’apposita rondella dentata (o un apposito stampo), occorre separare gli agnolotti gli uni dagli altri. Altre ricette, invece, prevedono che la carne utilizzata per il ripieno sia un arrosto misto composto da maiale, da bovino e da coniglio (o, talvolta, da pollo). In alcune località, l’arrosto è sostituito da un brasato di solo manzo, cotto a fuoco lento con vino rosso robusto e, quale ulteriore ingrediente principale del ripieno, possono essere eventualmente aggiunti degli spinaci. A Pontestura (Alessandria), invece, il ripieno è composto da un trito di arrosto di carne bovina e suina, aromi naturali e prosciutto cui si aggiunge uova e formaggio grana padano grattugiato. Una volta preparati, gli “Agnolotti” possono essere lessati in brodo di carne oppure consumati asciutti e conditi con burro fuso e salvia, con sugo di arrosto o con sugo di brasato, oppure, seguendo un’antica tradizione, immersi in un bicchiere di vino rosso corposo.

 

Ingredienti

1 spicchio d'aglio - 50g di borragine - 50g di burro

150g di carne bovina - 150g di carne suina

50g di parmigiano reggiano - 1 porro

400g di farina - 1/2 bicchieri di olio

1 rametto di rosmarino - 5 uova

 Preparazione
Per preparare la ricetta degli agnolotti bisogna prima ditutto preparare la tipica sfoglia: unite alla farina 4 uova ed un pizzico disale e impastate per bene il tutto finchè la pasta non risulti liscia eomogenea.
Copritela quindi con uno straccio umido e lasciatelariposare per almeno ½ ora, poi rimpastatela e stendetela riducendola ad una sfoglia sottile.
Nel frattempo preparate il ripieno: fate rosolare la carneper circa 10 minuti insieme agli aromi e un pizzico di sale, quindi a cottura ultimata aggiungete la scarola, che avrete precedentemente lessato e strizzato.
Tritate il tutto con un mixer e aggiungete un uovo, un po’ di parmigiano grattugiato e continuate a impastare bene gli ingredienti.
A questo punto, servendovi di un cucchiaio, disponete il ripieno sulla sfoglia lasciando 4 cm di distanza tra una cucchiaiata di ripieno e l’altra, quindi richiudete la sfoglia schiacciandola intorno al ripieno con le dita.
Tagliate quindi i vostri agnolotti, di forma quadrata con il lato di 2 cm, servendovi di un coltello o dell’apposita rotella da cucina.
Preparate quindi il sughetto per condire i vostri agnolotti: fate rosolare in un po’ d’olio il porro e aggiungete il burro e lasciate il tutto sul fuoco basso fino a fare dorare il burro, quindi passate il tutto attraverso un colino.
Fate cuocere gli agnolotti in abbondante acqua salata per 10 minuti, scolateli e conditeli con il burro aromatizzato al porro.
Servite gli agnolotti ancora ben caldi con una spolverata di grana padano.

Consiglio
Questo piatto è molto sostanzioso quindi si consiglia di accompagnarlocon un secondo leggero e con un contorno a base di insalata mista. Se volete condire i vostri agnolotti con qualcosa di più sostanzioso potete scegliere un ottimo ragù semplice o, come vuole la tradizione, un sugo a base di carne e verdure a vostro piacimento.
Curiosità
Per quanto riguarda il nome, sembra che agnolotto, derividal nome del cuoco monferrino Angelotu che fu il primo ad inventare questo tipo di tortello a cui venne dato il nome di “piat d’Angelot” che si sarebbe poi trasformato, col tempo in agnolotto.

 
Bonèt

 

Il “Bonèt”, dolce al cucchiaio le cui origini risalgono, probabilmente, alla zona delle Langhe, è un dolce della tradizione piemontese.  Per preparare il “Bonèt” occorrono:

4 uova, 6 cucchiai di zucchero semolato, mezzo litro di latte, 50 grammi di amaretti semolati, 2 cucchiai di cacao amaro in polvere, 2 cucchiai di rhum. Dopo aver sbattuto le uova in una terrina, si uniscono 4 cucchiai di zucchero, il cacao, gli amaretti finemente sbriciolati con le mani, il rhum ed il latte. Amalgamato il tutto con l’aiuto di una frusta, si prepara il caramello. Si scaldano 2 cucchiai di zucchero in un pentolino fino a che divenga di colore biondo- nocciola, si spruzza un po’ d’acqua facendo diventare lo zucchero filante e si mescola girando il piccolo tegame sulla fiamma viva. Si versa il caramello così ottenuto in uno stampo, che è stato tenuto al caldo per facilitarne lo scorrimento, in modo che veli il fondo e le pareti. Raffreddato il caramello, si versa il composto nello stampo e si cuoce nel forno, precedentemente riscaldato a 180°C, a bagnomaria per 45 minuti circa. Quando il composto è ben rappreso, si lascia raffreddare lo stampo e, poi, lo si pone, prima di servirlo capovolto in un piatto da portata, in frigorifero per 2/3 ore.
La ricetta può subire, a seconda delle zone del Piemonte, alcune variazioni; possono, infatti, essere aggiunte nocciole delle varietà “Tonda Gentile delle Langhe”, del caffè oppure, invece del rhum del cognac.

 

 

Ingredienti

100g di amaretti più q.b. per decorare il dolce

20g cacao in polvere - 1/2 litro di latte

scorza di 1 limone grattugiato - 3 cucchiai di rum

5 uova (3 intere e 2 tuorli) - 80g di zucchero

Per il caramello: 100g di zucchero

Preparazione

Scaldate il forno a 180°.
Mettete sul fuoco un pentolino con il latte e con la scorza grattugiata del limone, portatelo a sfiorare l'ebollizione e poi spegnete. Nel frattempo mettete in un altro pentolino di acciaio 100 gr di zucchero che farete sciogliere a fuoco bassissimo sempre mescolando finchè il composto si caramellerà diventando di colore dorato.

A questo punto versate il caramello ottenuto in uno stampo da plumcake ivestendone ogni parete, e lasciatelo raffreddare fino a quando si presenterà di consistenza vitrea. Tritate gli amaretti fino a ridurli in polvere.

In una terrina sbattete le uova, aggiungete lo zucchero, il cacao amaro in polvere, il rum, il latte tiepido passato attraverso un colino e gli amaretti tritati.

Mescolate bene gli ingredienti fino ad ottenere un composto liscio ed uniforme, che verserete nello stampo da plumcake rivestito di caramello, e infornerete ponendo lo stampo a bagnomaria (mettete lo stampo dentro una teglia più grande contenente dell’acqua bollente) per circa 40-45 minuti. A cottura ultimata, estraete dal forno il bonèt e lasciatelo raffreddare, dopodichè mettetelo in frigorifero per almeno tre ore coprendo lo stampo con della stagnola.

Quando sarà il momento di servirlo, incidete il perimetro del dolce con un coltellino a punta e dalla lama liscia: capovolgete il dolce in un piatto da portata, che, se volete, potete ricoprire con una fila di amaretti e zucchero caramellato. Servite tagliando il bonet a fette, da proporre singolarmente.

 
Bicerin
 Il bicerin è una caratteristica bevanda calda torinese che viene servita in bicchiere, da cui il termine piemontese “bicerin” (piccolo bicchiere). La bevanda, la cui ricetta è segreta, è ottenuta da particolari miscele di cacao, caffè, e latte intero.
La selezione delle materie prime è la fase più delicata per ottenere un ottimo bicerin. Per il cacao la lavorazione inizia dalla torrefazione che è molto lenta per permettere al cuore delle fave di cuocere senza bruciare l’esterno. Le trasformazioni che avvengono durante la tostatura sono di natura chimico-fisiche e portano alla reazione di Mailer, la quale consiste nella condensazione tra zuccheri riduttori e aminoacidi da cui si evolvono i composti aromatici ed i pigmenti caratteristici del cacao. Le fave raffreddate vengono frantumate per eliminare la buccia (parte legnosa), raffinate e concate. La concatura serve ad ottenere la qualità reologica ottimale. Segue la pressatura che serve a togliere parte del burro di cacao onde ottenere la polvere. Una polvere ricca di materia grassa rende il bicerin particolarmente denso. Questa polvere con aggiunta di zucchero di canna ed aromi naturali viene cotta per varie ore in appositi recipienti. La crema ottenuta deve sempre essere mantenuta a semi-ebollizione. Il caffè e il fior di latte si preparano ancora con l’antico metodo secondo la segreta ricetta. Gli ingredienti vengono infine uniti caldi e lasciati riposare alcuni minuti prima di essere serviti. Il raffreddamento permette di dare più consistenza ai liquidi. Non è prevista conservazione del prodotto finito, in quanto il bicerin viene preparato all’istante e le proporzioni degli ingredienti possono cambiare secondo il gusto.
 

Ingredienti

 1/3 di cioccolato caldo,

1/3 caffè caldo zuccherato

1/3 crema di latte montata.

 

Preparazione

Versare il caffe' zuccherato in un bicchiere, meglio se a calice in vetro spesso. Aggiungere la cioccolata calda e completare con la crema di latte montata.

 

tratto da: http://www.prodottitipici.com/provincia/torino/

 

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